Condividi:


Ponte Morandi, la Gdf nella sede di Spea. Sequestrati documenti

di Pietro Roth

Blitz delle fiamme gialle negli uffici di Milano

Mentre sul Polcevera il premier Conte vara il primo impalcato del nuovo ponte che sorgerà al posto del Morandi, le inchieste giudiziarie aperte dopo la tragedia del 14 agosto scorso fanno un ulteriore passo avanti: la Guardia di Finanza, su mandato dei magistrati genovesi, ha effettuato una nuova perquisizione nella sede milanese di Spea Engineering Spa, la società che si occupa dei controlli su ponti e viadotti, e ha sequestrato tutta una serie di documenti relativi proprio alle verifiche effettuate. A Milano i finanzieri del primo gruppo di Genova sono andati dunque per un atto istruttorio mirato, nell'ambito dell' inchiesta che lo scorso 13 settembre ha portato il Gip Angela Nutini ad emettere nove misure cautelari chieste dal pm Walter Cotugno per 9 tecnici di Aspi e Spea. Un'indagine sui report relativi alle infrastrutture che sarebbero stati "ammorbiditi", nata da una costola del fascicolo principale aperto dopo il crollo del ponte. In sostanza, secondo i magistrati genovesi, la sicurezza degli automobilisti era in secondo piano rispetto al vero interesse di dirigenti e tecnici, vale a dire il massimo profitto. Di qui la necessità di modificare i report sul reale stato di ponti e viadotti. Quelli finiti nel mirino dell'indagine sono il Pecetti sulla A26, in Liguria, e il Paolillo, in A16, in Puglia. Ma l'inchiesta bis vede indagati anche l'ex responsabile nazionale delle manutenzioni di Aspi, Michele Donferri Mitelli e l'ad di Spea Antonino Galata', e riguarda anche il viadotto Moro, vicino a Pescara, il Sei Luci e il Gargassa in Liguria e il Sarno sull'A30. Gli indagati, scriveva il Gip Nutini nella sua ordinanza, avrebbero messo in atto condotte "gravemente minatorie degli utenti della strada". Ma non solo: alcuni di loro avrebbero "dimostrato un'assoluta spregiudicatezza a compiere attività per contrastare le indagini". Quali? Cancellare file dai computer, istruire i testimoni convocati dagli investigatori su cosa dire durante le audizioni e utilizzare dei disturbatori di frequenza per non farsi intercettare dagli inquirenti. E oggi gli uomini delle Fiamme Gialle sono andati a cercare proprio quei jammer ma anche a sequestrare tutta una serie di documenti cartacei ed informatici sulla valutazione delle opere, sullo stato di salute delle stesse e sui lavori eseguiti per la manutenzione e la messa in sicurezza. Una mossa che nasce da due novità emerse dopo le misure dello scorso 13 settembre. La prima è quella che gli investigatori definiscono una "collaborazione che prima non si era mai vista" da parte di alcuni dei soggetti coinvolti a vario titolo nell'indagine. La seconda novità l'hanno invece fornita le perquisizioni negli studi di due avvocati milanesi: i finanzieri hanno infatti trovato delle fatture per circa 70mila euro, che proverebbero l'acquisto dei jammer per disturbare le intercettazioni.

Condividi: