Tirrenia, il tribunale di Milano: "Sì al sequestro, ma fiducia sul concordato"

di Edoardo Cozza

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Secondo il giudice Simonetti è "molto probabile che il concordato abbia esito positivo fino all'omologa"

Tirrenia, il tribunale di Milano: "Sì al sequestro, ma fiducia sul concordato"

Il tribunale di Milano che ha accolto la domanda dei commissari di Tirrenia di disporre in via cautelare il sequestro conservativo dei beni di Onorato Armatori, la holding che controlla Moby e Cin (ex Tirrenia) per un importo di 20 milioni di euro, mostra ampia fiducia sul fatto che il concordato, che dovrebbe concludersi entro aprile, possa avere un buon esito. Nel suo provvedimento il giudice Amina Simonetti, sottolinea come il tribunale ritiene "ragionevole ipotizzare un voto favorevole di Tirrenia in amministrazione straordinaria stante la percentuale concordataria offerta e il fatto che la proposta concordataria in continuità si presenta come la soluzione che dà al ceto creditorio la più estesa tutela, soprattutto a raffronto dell'alternativa della procedura di amministrazione straordinaria" quindi il tribunale "valuta che ricorrano elevate probabilità che il concordato pervenga ad un esito positivo fino alla omologa".

Tali valutazioni, si sottolinea nel provvedimento, si fondano anche sul fatto che "Tirrenia non ha evidenziato fattori che possano portare a ritenere che il soddisfacimento del suo credito in ambito concordatario non sia una prospettiva reale". Il complesso di questi elementi porta il tribunale a circoscrivere la valutazione circa la sussistenza dei presupposti del sequestro conservativo alla percentuale del credito "che sicuramente la debitrice Cin ad oggi ammette di non essere in grado di soddisfare, il 20% del totale del credito di 180 milioni di euro, ovvero 36 milioni".

Il provvedimento viene motivato essendoci il presupposto del periculum in mora, visto che l'ultimo bilancio di Onorato Armatori risulta depositato nel 2019 (relativo all'esercizio 2017) "sicché la società non dà informazioni aggiornate sulla sua situazione patrimoniale e finanziaria e ciò in danno soprattutto dei suoi creditori".