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Nel 2020 numeri neri per l'industria dei matrimoni in Italia

di Edoardo Cozza

Presenze e fatturato crollano di circa il 90%. La richiesta per il nostro Paese resiste, ma la ripresa non avverrà prima di un anno

Una ricerca di Jfc pubblicata dall'Ansa certifica la crisi dell'industria matrimoniale e del wedding tourism. Settori che, prima della pandemia, erano decisamente in saldo positivo: basti pensare al milione e 783 mila presenze generate dall'organizzazione di oltre 9mila matrimoni di stranieri in Italia, per complessivi 486 milioni di euro di fatturato, dell'anno 2019. Nel 2020 è stato registrato un -87,3% di presenze ed un ancor più significativo -92,7% di fatturato rispetto ai dati dell'anno precedente.

Dalla rilevazione emerge che i wedding specialists operanti in questi mercati hanno perso, nel 2020, il 69,7% degli eventi e il 78,9% di fatturato. 
Tuttavia rimane elevato l'interesse per l'Italia come destinazione per i matrimoni, in quanto oggi il 59,2% dei wedding specialists del Regno Unito e degli Stati Uniti dichiara di avere molta richiesta per il nostro Paese, anche se al momento è quasi impossibile da soddisfare.

La ripresa non è dietro l'orizzonte: per il 45,2% degli operatori non sarà prima della primavera 2022, ma c'è anche un 35,5% che prevede il ritorno in Italia in data successiva.