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Covid, Bassetti: "Perché indagare l'operatore che ha inoculato il vaccino?"

di Gregorio Spigno

L'infettivologo si riferisce alla messa sotto accusa dell'infermiere e del medico che hanno inoculato la dose a chi si è sentito male

Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive al Policlinico San Martino, ha fatto chiarezza riguardo i casi di problematiche ipoteticamente legate all'inoculazione del vaccino anti-Covid: "Ad oggi noi non sappiamo con certezza di questi decessi perché c'è di mezzo la magistratura e io mi auguro che si faccia luce il prima possibile perché sta già passando troppo tempo. In un momento come questo ci vogliono risposte rapide, chiare, limpide. Io avevo chiesto una risposta entro 48 ore. Proprio adesso che si stava iniziando ad andare un po' più veloce, questa cosa non ci voleva. Con questo nessuno vuole fermare le indagini, però è importante andare avanti".

"La messa sotto accusa da parte della magistratura dell'infermiere e del medico che hanno fatto il vaccino non aiuta. Anche se il lotto del vaccino non andasse bene, per quale motivo l'operatore sanitario che somministra il vaccino deve essere indagato? Non sto assolutamente andando contro la magistratura, dico però che in Italia è sbagliata la legge. Il problema non è di chi somministra il prodotto che ti ha fatto male, ma eventualmente di chi dà il prodotto. Quindi anche su questo ci sarebbe voluto un intervento da parte del governo. È una cosa che si doveva organizzare prima. Così come si è pensato di fare una sorta di "ombrello" nei confronti dei medici che curavano i pazienti, si sarebbe dovuto fare lo stesso per i vaccini".

Secondo Bassetti, AstraZeneca dovrebbe rassicurare i cittadini attraverso un numero verde: "Oggi c'è una cattiva pubblicità di AstraZeneca e mi auguro che venga fatta chiarezza. L'azienda l'ha già fatto in parte. Avrebbe forse dovuto fare di più. In una situazione del genere avrebbe avuto senso istituire un numero verde mettendo a disposizione dei medici che rispondessero alle telefonate delle persone preoccupate. Bisogna parlare alla gente. Forse sarebbe corretto se l'Aifa chiedesse all'azienda di rendersi disponibile a rispondere alle lecite domande degli utenti".