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La (prudente) ripartenza della Confindustria di Genova

di Paolo Lingua

Come era del resto prevedibile Umberto Risso, affiancato dalla “super-vice” Sonia Sandei, ha confermato la sua vittoria per la presidenza della Confindustria di Genova. Ancora ieri, all’ultimo voto dell’Assemblea, non sono mancati malumori e letture interpretative differenti. Secondo lo schieramento vincente – che ha visto uniti i soci della tradizione industriale di Genova e l’assetto politico degli enti pubblici , Risso avrebbe raggiunto circa il 70% degli elettori; secondo i sostenitori del candidato sconfitto, Sandro Scarrone (sostenuto in particolare dalla Fincantieri) il vincitore sarebbe invece sul 62%. L’esito sul piano aritmetico non si saprà mai perché la Confindustria non rivela mai i voti. Il clima è rimasto per il momento lievemente turbato. D’altro canto la “campagna elettorale” era partita con una corsa a tre e poi si era avuto l’accordo tra l’area tradizionale-familiare di Risso con l’area delle azienda pubbliche della Sandrei, accordo che, secondo le previsioni, era stato determinante.

Qualche rancore resta in piedi, come sempre, ma non è escluso che poi, come sempre avviene in certi ambienti imprenditoriali, gli interessi comuni rimettano in sesto i apporti. Vedremo le prossime mosse dei vertici confindustriali, in un momento che non è dei più facili. Abbiamo il porto che è legato allo “stop and go” del sistema trasporti stradale e ferroviario che vien in uno stato di blocco; si attendono le mosse delle grandi industrie metalmeccaniche pubbliche; poi ci sono aziende in crisi, imprese in sofferenza come l’ex Ilva o la Piaggio Aero  e tutti gli interrogativi per il futuro degli Erzelli. Non sarà una ripresa facile né agevole. Ma oggi, la Confindustria di Genova è in condizioni di inferiorità di peso rispetto a settori come il commercio e l’artigianato, come si deduce dall’assetto della stessa Camera di Commercio e non è più la realtà degli anni d’oro di Angelo Costa e neppure del tempo di Duccio Garrone.

Inoltre, è stata da tempo, oggetto di divisioni e di cambiamenti di strategie e di equilibri. Non va dimenticato quando, con una scelta che ancora oggi appare sorprendente, una larga parte della base disse di no alla ipotesi di presidenza di Vittorio Malacalza. Una ferita che di fatto non si è rimarginata, anche se sulla vicenda è calato il silenzio. Umberto Risso sino a oggi, ma anche un attimo dopo la nomina definitiva che lo vedrà alla testa degli industriali per i prossimi quattro anni, è stato sinora molto prudente e cauto. Si è circondato da un ampio numero di vicepresidenti, dividendo tutti i rami operativi in maniera agile. Avremo modo così di verificare il suo schema operativo che dovrebbe essere più agile forse rispetto al passato. Come si è detto i temi ardui da affrontare non sono pochi e tutti di grande peso, in quanto sono coinvolti non solo gli investimenti e le potenziali crescite produttive, ma anche i livelli occupazionali e gli indotti. Sarà importante anche se non fare propriamente squadra con gli enti locali e istituzionali, ma operare un coordinamento collaborativo specie con la Regione e con i Comuni. In questa chiave potrebbe essere determinante il ruolo di Sonia Sandei.

Ci sarà certamente una fattiva collaborazione di Giovanni Mondini, presidente uscente che assumerà il ruolo di presidente regionale della Confindustria. Il compito della nuova gestione, dunque, si annuncia complesso e delicato dal momento che si è alla vigilia di profonde trasformazioni e di importanti cambiamenti, anche nel campo urbanistico e trasportistico. Ci sono tutti gli elementi di una forte ripresa e di importanti trasformazioni territoriali di Genova e della sua provincia , ma sono tutte realtà che vanno affrontate con grande capacità operativa, tenendo lo sguardo puntato sulle disponibilità che offrirà il Recovery in via di sdoganamento. Q”ui Umberto Risso dovrà dimostrare tutta la sua consumata esperienza di imprenditore , erede d’una famiglia di grande tradizione nell’economia locale. Sarà anche una prova del Dna che, in passato, è stato  per altri suoi predecessori una carta vincente.

 

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