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Il vaccino tra speranze e ritardi

di Paolo Lingua

Sono in molti a sognare – oggi all’inizio dell’anno -  un ritorno alla normalità in coincidenza con la Pasqua. Tra questi se lo augura anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che, tendenzialmente, punta (quando può) sull’ottimismo. Ma, dando un’occhiata al calendario, si osserva che la prossima Pasqua cadrà il 4 aprile. Troppo presto, anche a sentire i responsabili dei vertici della sanità di tutta Italia, per tornare alla vita normale. La distribuzione e la somministrazione dei vaccini è cominciata all’insegna dei ritardi e della confusione e in presenza di quantità non eccessive del prezioso farmaco. Dal governo, che è in questi giorni non brilla, in tutti i settori, per chiarezza di idee e di progetti, è già stato detto che, per la primavera inoltrata, vale a dire maggio-giugno, saranno stati praticati i vaccini a circa 15 milioni di italiani.

Tenuto presente che siamo sessanta milioni la quota annunciata è troppo poco: solo un quarto degli italiani. Occorrerà almeno raddoppiare la percentuale per poter cominciare a essere più tranquilli. Hanno ragione forse quelli che ritengono che sarà meglio aspettare la fine del 2021  per essere abbastanza tranquilli. Sarà certamente importante praticare il vaccino agli addetti sanitari degli ospedali, delle cliniche e delle Rsa oltre che alla popolazione sopra gli ottanta per poi passare alla quota sopra i sessanta. Questa azione potrebbe portare allo svuotamento parziale degli ospedali sopraffollati e al netto calo dei decessi, una realtà triste che colpisce proprio la popolazione più anziana. Un dato che ha una dimensione ancora alta in Liguria dove l’età media è una delle più alte, se non la più alta, d’Italia.  

La distribuzione e la somministrazione dei vaccini presenta ancora non poche difficoltà organizzat9ive. Intanto, per il momento, è disponibile solo il vaccino Pfizer: l’azienda farmacologica ha già dichiarato di non essere in grado di produrre quanto gli è stato richiesto da tutto il mondo (in particolare quello dell’area occidentale). Questo spiega i limiti di somministrazione in questo contesto, anche se ora, da parte delle regioni e dei centri sanitari, si cerca affannosamente di recuperare, ma non pare che per la fine di febbraio, in Italia, sia impossibile superare i due milioni di dosi. Né va dimenticato, in un contesto di proclami e di contraddizioni, che la somministrazione a ogni singolo, nel volgere di tre mesi, deve essere doppia per arrivare a essere del tutto immuni. Ma, sempre nel campo della produzione di vaccini, non è ancora stato dato il via definitivo alla produzione di Moderna, mentre appare in ritardo, anche per  alcuni stop operativi ad AstraZeneca (che coinvolge anche l’Italia come ricerca a produzione).

Questi ultimi prodotti sarebbero meno complicati e meno costosi da distribuire e conservare non essendoci la questione della conservazione a – 80° come Pfizer. Inoltre, se avessero via libera potrebbero fornire all’Italia molte decine di milioni di dosi. Ci vorrà non meno di un mese per avere le idee più chiare e disporre una distribuzione efficiente. Per questo, sulla base di esperienze negative della scorsa estate, sarà importante mantenere un sistema di controllo della vita di tutti i giorni molto severo e rigoso. Inutile illudersi di poter dar vita a feste pasquali. Ma anche per la prossima estate sarà opportuno tenere vivo un sistema di controllo contro gli affollamenti che, come ormai è stato dimostrato, sono poi alla base di pericolosi focolai e di una diffusione incontrollata del contagio, senza contare che, essendo ormai presente il virus cosiddetto “inglese” forse meno letale ma di più facile trasmissione da un soggetto a un altro, i rischi tendono a crescere.

Sullo sfondo di questa vicenda – tutta all’italiana – resta la difficile e obiettivamente confusa situazione del governo, con ministri non omologhi e con posizioni e valutazioni contrastanti. E’ molto difficile che si vada alle urne, proprio per la situazione generale, ma le mediazioni e le soluzioni non sono delle più semplici anche perché le posizioni dei partiti della maggioranza non sono omologhe e le differenze crescono ogni giorno che passa.

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