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Recovery Plan: fare in fretta e con idee chiare

di Paolo Lingua

Uno dei punti deboli dell’ex governo Conte è stato il tentativo di dare dei contenuti al Recovery Plan, un piano per rilanciare l’economia europea in coincidenza con la netta discesa della pandemia (quindi con un decollo progettuale e operativo definito dal 2022 e con spese da concludere per il 2026), in tempi stretti. Ma i tempi, anche a livello europeo, si stanno dilatando. Ma non sono mai stati chiariti i criteri con cui disegnare i contenuti. Il governo Conte ha oscillato, sia pure andando avanti a semplici spot, tra puntare a interventi assistenzialistici (sia nei confronti dei cittadini sia riguardo le aziende) o enunciare principi generalisti non definiti: economia green, riforma scolastica, formazione. In realtà, ha pesato molto la linea del M5s che aveva un Pd molto sottomesso per motivi tattici di alleanze.  E’ noto che il “grillini” hanno sempre nutrito ostilità e diffidenze nei confronti del finanziamento delle grandi opere, molte delle quali da tempo bloccate, preferendo l’assistenzialismo. Ora, con il governo Draghi, che ha una piattaforma politica di sostegno decisamente più allargata, sono possibile delle profonde differenze. Il centrodestra, i piccoli partiti centristi, i renziani e(in parte) lo stesso Pd pensano a come far ripartire con una marcia sostenuta gli investimenti produttivi che potrebbero appunta andare dalle grandi opere pubbliche all’imprenditoria industriale, per non parlare delle realtà del settore dei trasporti e della comunicazione merceologica, una linea che potrebbe mettere nell’angolo il M5s. All’Italia, come è noto, dovrebbero spettare tra prestiti e finanziamenti a vuoto circa 211 miliardi. Il Recovery che Draghi presenterà all’Europa dovrà quindi avere precisi contenuti sull’asse di progetti sostenibili.

Quali strategie potrebbero avere una ricaduta favorevole aa tempi economici della Liguria? Gli obiettivi ci sarebbero ma non è chiaro se potranno essere inseriti, magari, in contesti specifici più ampi. Il primo “contenuto” riguarda il porto di Genova che è certamente la maggior “impresa” del settore in Italia e una delle maggiori del Mediterraneo. Potrebbe essere inserito , anche solo in parte, il progetto dello spostamento a mare della diga foranea? I tempi operativi potrebbero abbreviarsi se fossero disponibili immediati finanziamenti possibilmente con una azione di realizzazione del tipo commissariale, sul genere di quella attuata per la ricostruzione del Ponte Morandi. Una seconda infrastruttura che potrebbe essere inserita del Recovery potrebbe essere la ormai “fatidica” Gronda, un tema che sta raggiungendo i trent’anni di discussione e che, sulla carta a sentire i responsabili del MIT, potrebbe essere già pronta al decollo. Una ulteriore questione, decisamente più problematica, riguarda la situazione industriale: occorrerebbe intervenire su molti aspetti: il primo è la siderurgia, con l’eterna questione della ex Ilva. Il centro dell’intervento  sarebbe Taranto, ma le conseguenze su Genova sarebbero importanti e strategiche. Un discorso che certamente vale anche per la ex Piaggio che è potenzialmente  in vendita, ma che avrebbe bisogno d’una “frustata” di ripartenza.

La questione strategica della Liguria, al di là dei sogni di blue economy o delle elucubrazioni sui nuovo modelli si sviluppo in chiave green, è assai complessa, ma l’aspetto funzionale di poter dar vita al recupero di quasi 100 mila posti di lavoro nuovi nel volgere di alcuni anni come sarebbe stato prospettato, sia pure a livello teorico, riguarda esclusivamente i settori operativi e produttivi del sistema economico. Il grande rischio – non solo della Liguria – riguarda possibili forzature di tipo assistenziale, certamente giustificabili, ma indubbiamente legate dal punto di vista politico a guadagnare favori popolari. Le incertezze di Conte debbono essere scavalcare da un decisionismo manageriale da parte di Draghi. Solo così sarà possibile un salto di qualità insieme all’appoggio dei vertici dell’Europa.  

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