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La non facile mediazione di Draghi

di Paolo Lingua

 Prima della chiusura estiva, per non dover rimandare tutto a settembre quando altri problemi non meno gravi incomberanno, il premier Draghi deve chiudere i contrasti che galleggiano tra gli alleati di Governo, in particolare la normativa sul “green pass” e l’assestamento della legge sulla riforma della giustizia e dei processi. A quanto si è appreso, Draghi, dopo un confronto diretto, avrebbe trovato la quadra con Salvini, su una posizione che troverebbe d’accordo anche il Pd di Letta che a suo volta non vuole rotture. Ma, per molti aspetti, al di là di certe forme di aggressività verbale e di “spot” in funzione elettorale ,, Salvini ha capito che non è il caso di eccedere, anche se teme la concorrenza populista di Fratelli d’Italia . Salvini vorrebbe strizzare l’occhio a quella tranche di elettori e di opinione pubblica che punta al “no vax” e contesta il “green pass”. 

Ma, proprio all’interno della Lega, sono in molti ad avere posizioni assai differenti: Armando Siri, già coinvolto in vicende giudiziarie, non è quello che può essere definito un “vincitore”, così come gli altri sporadici parlamentari alla ricerca disperata di visibilità. Salvini ci tiene alla leadership nel centrodestra ma non vuole lasciare il governo, quantomeno nel prossimo futuro. Quindi ha puntato a un accordo su giustizia e vaccini con Draghi, anche perché su questa linea ormai s’è posizionata la larghissima maggioranza dell’opinione pubblica. Gli italiani, come del resto Draghi ha capito alla perfezione, vogliono la scuola non più “a distanza” , vogliono essere sicuri sul lavoro, dove ci sono rischi di assembramento e dove è possibile fruire di divertimenti e di evasioni. D’altro canto si è già avuta la dimostrazione che i movimenti di piazza “no vax” e avversi al “green pass” sono in affanno e stanno perdendo terreno. E’ quindi molto probabile, se non quasi certo, che si giunga a un accordo che però consentirà alla linea del governo soltanto piccole modifiche, senza alterare il senso dei decreti di legge già messi in atto. Il punto interrogativo riguarda però la linea, molto più complessa, se non a volte confusa, del M5s assai più diviso all’interno di quanto non appaia.

La questione dei vaccini, per molti aspetti è superabile, anche perché il movimento si è già espresso per un ritorno alla vita scolastica normale con il superamento della didattica a distanza. Ma se il compromesso sui vaccini e sul “green pass” è raggiungibile, resta più ostica la vicenda che riguarda la riforma della giustizia. Il M5s, con la prima linea di Beppe Grillo, era nato con una forte componente giustizialista e punitiva, una linea che in parte era peculiare anche della vecchia sinistra che puntava sui giudici, e in parte ci era riuscita, per rovesciare la Prima Repubblica retta sulla Dc e sul Psi. Poi il giustizialismo si èì ritorto anche sulla sinistra di governo qa tutti i livelli, nazionali ne locali. Questa spiega la netta distanza sul tema tra il partito di Letta e i cosiddetti “grillini”. Draghi non sembra inclina a 8una rottura con il M5s e questo spiega il dialogo con Conte, ma non ci si può aspettare modifiche troppo pesanti al progetto iniziale di riforma, anche perché la raccolta di firme del referendum lanciato dalla Lega e dai radicali sta raccogliendo il sostegno di una parte dell’opinione pubblica che, oltre all’area di centro (Forza Italia e Italia Viva, solo per fare un esempio), ma anche nell’ambito dell’ala più moderata del Pd  in particolare nell’ala post-democristiana. Ci sono, insomma, alcuni aspetti delicati da risolvere, ma sulla giustizia la posizione “grillina” è isolata. Si attendono i prossimi passaggi, anche perché tra poco entreremo nel semestre bianco e i movimenti politici e parlamentari saranno, per forza,  più limitati e, ovviamente, più cauti. Anche perché l’elezione per il Quirinale è per il momento un gigantesco punto interrogativo.

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