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Genova, detenuto evade dal carcere di Marassi durante il trasporto in ospedale. Ripreso nei vicoli

di Alessandro Bacci

Il giovane è riuscito a forzare la sorveglianza dei due uomini di scorta. Nella tarda mattinata è stato arrestato nel centro storico

Un detenuto 22enne è evaso nelle scorse ore mentre veniva scortato dalla polizia dal carcere di Marassi all’ospedale San Martino. Il giovane, marocchino, in carcere per reati di furto e rapina ha forzato la sorveglianza degli agenti e ha fatto perdere le proprie tracce. Nella tarda mattinata è stata trovato e arrestato nei vicoli della città vecchia.

“Non abbiamo fatto in tempo a commentare l’evasione di ieri sera di un detenuto dal policlinicodi Bari, che apprendiamo di un’altra, l’ennesima, evasione, peraltro fotocopia di quella di Bari, avvenuta a Genova circa un’ora fa, dove un detenuto trasferito con carattere di presunta urgenza dal carcere di Marassi all’ospedale San Martino è riuscito a forzare la sorveglianza dei due uomini di scorta e a far perdere le sue tracce. Si tratta di un detenuto originario del Marocco, di circa 22 anni, in carcere per reati di furto e rapina, ancora in attesa di sentenza definitiva”.

Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, che aggiunge: "Rischiamo di essere ripetitivi, ma evidentemente la causa di ciò è tutta da imputarsi all’inerzia del Governo e del Ministero della Giustizia che continuano a consentire che questi episodi si verifichino in serie; visto che la Ministra Cartabia, citando Calamandrei, ama dire che per conoscere il carcere bisogna aver visto, ci chiediamo cosa si debba ancora vedere e perpetrare sotto i nostri occhi prima che il Governo tutto si desti dal torpore in cui sembra esser caduto, per ciò che concerne le politiche penitenziarie. Alla Ministra, peraltro, ci permettiamo di segnalare che per conoscere il carcere bisogna aver visto, ma non le tavole imbandite o i teatrini allestiti in occasione delle visite istituzionali, bensì la quotidianità vissuta dalla Polizia penitenziaria e fatta di traffici, soprusi e violenze fra detenuti e di aggressioni da questi agli operatori”.

E’ palese che il sistema abbia fallito – continua –, ma ciò che sembra più paradossale è che non vi sia una presa d’atto da parte del Governo con la messa in campo di immediati e tangibili provvedimenti, anzi, quelli che arrivano dal Ministero della Giustizia vanno nella direzione opposta a quella auspicata e finiscono per allargare le maglie del sistema”.