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Creme solari nemiche nel mare, rilasciati metalli nel Mediterraneo

di Eva Perasso

Studio spagnolo sulle spiagge: picco di sostanze disciolte in acqua nei giorni di massima affluenza

Prendiamo una spiaggia del Mediterraneo, in una normale giornata estiva, con un numero medio di bagnanti, che hanno protetto la loro pelle con creme solari. I ricercatori spagnoli dell'università di Cantabria hanno analizzato quanti materiali - cadmio, cobalto, alluminio, piombo, nichel e così via - rimangono nelle acque quando i bagnanti fanno il bagno e cosa accade a queste sostanze apparentemente innocue a contatto con l'acqua dei nostri mari. Il loro rilascio influisce sull'ecosistema marino e può far male al Mediterraneo?

I risultati della loro ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology: secondo le loro prove e i modelli ricreati, i materiali maggiormente dispersi nelle acque mediterranee sarebbero alluminio, silice e fosforo.

In una giornata media di turismo balneare sulle coste mediterranee il loro concentrato salirebbe infatti del 4 per cento per l'alluminio e del 20 per cento per quanto riguarda il titanio. Gli orari maggiormente colpiti sono quelli in cui il sole è alto, ovvero quando le spiagge sono maggiormente popolate.

Non è la prima volta che i ricercatori si concentrano sullo studio dell'impatto dei solari sulle acque dei nostri mari e le notizie non sono mai buone: anche in seguito agli studi spagnoli, emerge infatti che l'impatto dell'uomo e dei prodotti utilizzati sull'ecosistema marino sia grave, quel che resta da capire è in che modo l'alto concentrato di metalli vada a disturbare la vita sott'acqua, giacché in condizioni di normalità (per esempio nei mesi invernali) i livelli dei metalli nelle spiagge della costa non sono così elevati.

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