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Centrosinistra: alleanze e distanze

di Paolo Lingua

Si fanno sempre più complicati – ma era largamente prevedibile – i rapporti nell’area politica della sinistra tra il Pd e il M5s. Al momento dell’assunzione della segretaria nazionale di Enrico Letto, si era capito che la linea strategica del partito non sarebbe stata più succube dei “grillini”, come era stato nel period9o di leadership di Zingaretti. I “distinguo” sono pian piano emersi perché nella sostanza il Pd non condivide molti aspetti delle linee storiche del M5s. A cominciare dalla visione generale della riforma della giustizia, perché il Pd anche se non vuole accentuare il tema, non è legato al giustizialismo ideologico e tutto sommato sarebbe favorevole a una divisione delle carriere.

Va ricordato che, sul piano storico, la componente del Pd che risaliva al vecchio Pci, in un primo momento aveva sostenuto “mani pulite” pensando di trarne un vantaggio elettorale. Poi l’atteggiamento della Magistratura si era ritornato contro la sinistra e le posizioni, sia pure in clima molto soft, si sono modificati con la creazione d’un movimento che ha recuperato gli eredi della Dc  e dei partiti del centro moderato. Altri distinguo tra Pd e M5s riguardano la politica  economica, la realizzazione delle grandi opere  e la politica estera decisame3nte più filoatlantica, con minori concessioni ai russi e ai cinesi. Da parte sua il M5s oscilla tra una linea tradizionale  legata a una visione “moralistica” ispirata ai primo “spot” di Grillo (vitalisti, doppio mandato, retribuzioni ai politici, ecc.),  e la strategia di darsi una dimensione più elastica e più moderna, lasciandosi alle spalle gli atteggiamenti “piagnoni”.

Ma questa dimensione, ancora confusa dopo la rottura tra Conte e Casaleggio, è ancora tutta da definire e non si capisce ancora se nascerà un nuovo partito con una rottura tra le diverse componenti. Non solo: in vista delle prossime elezioni amministrative  tra i due partiti è stato messo a punto un faticoso accordo per Napoli, ma sono tutt’altro che risolvibili i contrasti che mergono molto nettamente in città strategiche come Milano, Torino e Roma.   La capitale sempre il passaggio più arduo, perché il Pd ha espresso ancora nei giorni scorsi pesanti giudizi sulla gestione  di Virginia Raggi che sarà ricandidata dal M5s. Roma quindi si delinea nettamente spaccata, ma lo stesso si sta verificando a Torino dove il Pd è stato nettamente contrario alla politica della sindaca uscente Appendino che ha già dichiarato di volersi riturare a vita privata.  Ma anche a Torino, per via dei precedenti, non sembra possibile trovare un accordo unitario. Un altro caso dove i due partiti correranno divisi.

La terza area di contrasto riguarda Milano, dove Sala, che ha aderito al movimento verde ed ecologista sembra distanziarsi sia del Pd sia dal M5s. A questo punto viene da chiedersi come andranno le cose in Liguria. Per Savona, dove si voterà in autunno non c’è ancora un accordo, dop9o l’annuncio del ritiro dalla competizione della sindaca uscente. Per Genova, dove si voterà la prossima primavera, la situazione è ancora più confusa mentre è il corso la  corsa alla segreteria del partito e dove le divisioni all’interno sono più pesanti di quanto non appaiano. A Genova si sa che ci sarà un netto calo del “grillini” abbastanza fragili sul territorio e con il fondatore Grillo che non gode di grande stima. L’uscente sindaco Bucci, che potrebbe raccogliere il suffragio di piccoli movimenti centristi, sembra nettamente favorito e c’è molto forte l’ipotesi d’un successo al primo turno.Per la sinistra, uscita schiacciata alla mregionali, potrebbe essere un durissimo colpo.

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