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A caccia del covid nelle acque fognarie: "Prevederemo i picchi con 2 settimana d'anticipo"

di Marco Innocenti

Arpal campionerà le acque di 27 depuratori: eventuali innalzamenti della presenza del virus faranno scattare l'allarme

Anche attraverso l'analisi dei campioni delle acque fognarie si può capire l'andamento del contagio da covid-19. E' il concetto alla base del progetto portato avanti da Regione Liguria, Università di Genova ed Arpal che potrebbe permettere di scoprire tracce del virus anche con due settimane di anticipo rispetto ad un normale screening a tappetto svolto con i tamponi. Questo non solo permette di guadagnare tempo prezioso nel mettere in campo eventuali misure di contenimento ma anche di adottarle per singoli settori delle nostre città, in maniera più capillare e chirurgica, senza dover chiudere intere province.

L'analisi infatti viene compiuta su 27 depuratori sparsi per la regione, alcuni a ridosso delle grandi città ed altri nelle vicinanze di centri più piccoli, su settori della popolazione anche di 8-10mila persone. L'analisi individua le cosiddette copie geniche del virus presenti in un litro di acque. Nel momento in cui si registrassero picchi nei risultati, questi sarebbe un segnale della maggior circolazione del virus nella zona servita da quel preciso depuratore.

“Riusciamo a monitorare i campionamenti delle acque reflue – spiega il direttore generale di Arpal, Carlo Emanuele Pepe - per intercettare la presenza di parti del virus nelle acque delle fognature delle nostre città. In questo modo potremo dare informazioni preziose alla politica e alla sanità con addirittura 15 giorni di anticipo rispetto ad una normale campagna di tamponi. Noi monitoriamo 27 depuratori grazie ad una metodologia che ci ha permesso di superare un limite che era adatto solo alle grandi città. Il metodo messo a punto qui in Liguria invece permetterà di avere risposte anche molto più capillari”.