Franco Manzitti: sempre in prima linea, dentro la notizia
Elegante, distinto, con un ciuffo un po' ribelle che gli cade davanti agli occhi, sorridendo mette a proprio agio chi gli sta di fronte. Giornalista di razza, ha girato l'Italia ricoprendo ruoli di prestigio e responsabilità all'interno di molte redazioni.Manzitti sogna fin da piccolo di fare il giornalista: "a 7 anni, su due quaderni a righe, scrissi il mio primo romanzo: "Lo sceriffo traditore", da lì nacque la passione per la scrittura e per il giornalismo", racconta il giornalista aggiungendo " e, visto come sono andate le cose, la voglia me la sono tolta...".
Dopo la laurea in Giurisprudenza, Manzitti inizia a lavorare come giornalista nelle redazioni di due giornali, Il Cittadino e Il Corriere del Pomeriggio che gli permettono di muovere i primi passi nell'ambiente. La grande occasione arriva nel 1973, quando Paolo Emilio Taviani lo chiama a lavorare all'ufficio stampa del ministero dell'interno. Manzitti ha 23 anni e si trova improvvisamente al fianco di un ministro all'apice della sua carriera politica, potentissimo e rispettato da tutti. "Spesso avevo la sensazione di osservare la storia dell'Italia contemporanea da una distanza di pochi centimetri...". Il giornalista ha un rapporto privilegiato con il ministro, che lo stima e gli chiede spesso il parere in questioni importanti di governo e di politica. Grazie alla sua buona padronanza delle lingue, Taviani lo manda spesso all'estero (America Latina, Irlanda del Nord, Somalia...) a fare reportage e inchieste.
Nel 1975 Taviani esce dal governo e Manzitti torna a Genova dove partecipa alla fondazione della redazione genovese de Il Giornale, all'epoca diretto da Montanelli. Ancora una volta si trova in prima linea: sono iniziati gli anni di piombo, e a Genova l'aria si fa pesante. Manzitti si occupa di terrorismo, segue l'omicidio del giudice Coco e il rapimento di Sossi. Il Giornale ha una posizione molta dura nei confronti delle BR e una sera una raffica di proiettili manda in pezzi le finestre della redazione. "In quel periodo spararono prima a Vittorio Bruno e la sera dopo a Montanelli, noi giornalisti, ci scortavamo a vicenda fino a casa, tutte le sere".
Nel '79 è a capo della redazione de Il Secolo XIX di Savona e Imperia, dove rimane per un anno e mezzo. "È stato un periodo molto divertente, Sanremo è una città tentacolare e il lavoro non era mai noioso, anche perché scoppiava uno scandalo al giorno!", aggiunge Manzitti sorridendo.
Nel 1981 torna a Genova per dirigere la redazione di cronaca e lavora con alcuni dei migliori giornalisti sulla piazza: Maria Latella, Enrico Pedemonte, Lionello Cadorin, Chiara Borghese, Giuliano Crisalli, Mario Paternostro... Come inviato è fra i primi ad andare in Cina, in occasione della mostra sulle armi. La Cina comunista ancora influenzata da Mao, lo colpisce profondamente.
Gli anni successivi sono caratterizzati dal suo ingresso nel Gruppo editoriale dell'Espresso. Nel 1989 dirige il quotidiano Il Lavoro - allora in crisi - e nel 1992 lo trasforma nell'edizione ligure de La Repubblica, dove rimane come caporedattore fino al '94. Segue un periodo piuttosto movimentato in giro per l'Italia, dove Manzitti lavora per molti giornali e agenzie di stampa. Nel 2000 torna a Genova e riprende a lavorare nella redazione de La Repubblica come caporedattore, dove rimane fino al 2009. Di questi anni, tra i fatti di cronaca più significativi, Manzitti ricorda il G8, "la cosa più complessa che abbia mai seguito" e il "giallo" della contessa Vacca Agusta: "due pagine al giorno per sei mesi, con colpi di scena quasi quotidiani...".
Il mestiere di giornalista non basta a Manzitti, la scrittura lo affascina e nel tempo libero si dedica ai libri. Nel 2002 esce "Shipping anno zero" scritto a quattro mani insieme al collega Massimo Minella. L'anno successivo pubblica "Contrappunto", una sorta di diario di bordo della città. Entro l'anno uscirà invece, per i tipi della Rizzoli, la biografia di Preziosi, il presidente del Genoa.
Dagli anni '80 collabora saltuariamente come opinionista in dibattiti politici per diverse televisioni private locali, e nel 2003, Paolo Lingua lo invita a Telenord, per affiancarlo nella rubrica "Tiro incrociato". La scelta è vincente, i due giornalisti insieme "castigano" i malcapitati ospiti in un vero e proprio tiro incrociato, dove l'informazione rimane sempre al centro del programma. Entra nella squadra di Telenord, dove oggi collabora come opinionista e autore della rubrica Il Rasoio, in onda all'interno del Tg. La domenica cura e presenta il programma In Esclusiva.
Nel tempo libero si tiene in forma praticando molti sport, soprattutto ama sciare. Al Lido lo si vede spesso, anche in inverno, dove sfidando il freddo si concede un bagno tonificante: "se c'è il sole e ho tempo, mi faccio una nuotata volentieri", aggiunge serafico.
Se gli si chiede qual è il momento più bello nella vita di un giornalista, Manzitti senza pensarci un attimo, risponde deciso: "quando ti rendi conto che hai sotto mano una notizia importante, che ce l'hai solo tu, che stai per fare uno scoop... è un'emozione indescrivibile!".
Non c'è dubbio, la ricerca della notizia è una caccia che non finisce mai...



Franco Manzitti