CORDOGLIO PER L'AUTOTRASPORTATORE MORTO IERI IN PORTO
Molte attestazioni di cordoglio per la morte dell'autotrasportatore Roberto Mattioli al porto spezzino, ma anche rilievi sull'esigenza di una maggiore sicurezza. In una nota congiunta i sindacati confederali spiegano che "chi vive sul camion è più esposto al rischio di incidenti", e che spesso "i tempi dettati dalle merci obbligano a non rispettare i tempi di riposo, a superare i limiti di carico, le ore di guida, costringendo a lunghe e snervanti attese nei parcheggi". Per i sindacati la categoria lavora spesso "in condizioni di sicurezza indegne". Il sindaco della Spezia Massimo Federici in una nota afferma che "non dobbiamo nasconderci che troppo spesso le 'tragiche fatalita' ' sono favorite da condizioni e tempi di lavoro pesanti e logoranti: tempi, logistica, condizioni in cui si opera sono questioni su cui deve essere forte l'attenzione, perchè sviluppo significa crescita di condizioni di lavoro pi sicure". Si dichiara addolorato il presidente del porto, Lorenzo Forcieri. "Continueremo a investire in sicurezza - dice - ma purtroppo, di fronte ad incidenti di questo genere, rischiano di apparire inefficaci tutte le misure di prevenzione e di controllo costantemente adottate in ambito portuale". In una nota Confartigianato rilancia il peso dello stress degli autisti. Rifondazione denuncia che "i lavoratori sono le vittime di un sistema sempre più portato al profitto di pochi a scapito delle vite umane di molti". Il consigliere regionale Raffaella Paita sottolinea che "si tratta di una piaga sociale che ci impone di essere vigili e attenti sempre e non solo in tristissimi eventi come questo". "E' prioritario - aggiunge - che il Parlamento approvi quanto prima la legge 84/94 che deve contenere norme più stringenti sulla questione sicurezza nei porti. Il porto della Spezia deve crescere e lavorare in sicurezza, divenire un luogo di lavoro integrato con il contesto cittadino dove i diritti di tutti i lavoratori siano totalmente tutelati." Sel con Lorenzo Azzolini chiede "una cultura della sicurezza e una diversa idea di lavoro che deve essere linfa di vita e non causa di morte".
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